L’IVE presenta le misure di Roma come persecuzione. La cronologia mostra esattamente il contrario: dal 1995, la Chiesa ha investito autorità, specialisti e strutture esterne per sostenere e riformare un’istituzione che non è stata in grado di correggersi.
Tempo fa abbiamo pubblicato un articolo su questo blog intitolato “Istituto del Verbo Incarnato: troppo grande per fallire?”. L’espressione, presa in prestito dal mondo finanziario, si applica a quelle istituzioni la cui dimensione è tale che il loro crollo potrebbe causare danni ancora maggiori di quelli causati dalla loro cattiva gestione. Per questo motivo, sebbene siano profondamente deteriorate, le autorità sono costrette a intervenire, iniettare risorse e sostenerle per evitare un collasso incontrollato.
La domanda che ponemmo allora era se l’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e i Servi del Signore e della Vergine di Matará (SSVM) fossero arrivati a occupare una posizione simile all’interno della Chiesa: una famiglia religiosa troppo grande, troppo estesa e troppo intrecciata con diocesi, parrocchie, seminari, scuole e opere apostoliche perché la Santa Sede semplicemente la lasciasse cadere.
Gli eventi recenti non indeboliscono questa ipotesi. Al contrario, sembrano confermarlo.
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